6 lug 2026 ⋅ 6 min di lettura Peter Dunk

Gli equivalenti sono davvero tutti uguali? La guida ai generici in Italia

Gli equivalenti sono davvero tutti uguali? La guida ai generici in Italia

Un equivalente costa una frazione della marca e contiene lo stesso principio attivo, eppure molte persone giurano che una scatola nuova "fa un altro effetto". A volte è un'impressione. A volte è reale, e il motivo è scritto nelle stesse norme che approvano gli equivalenti. Questa guida spiega cosa garantisce davvero la bioequivalenza, cosa lascia aperto, perché in farmacia le cambiano la marca quasi ogni mese, perché in Italia gli equivalenti restano poco usati e qual è la lista breve di farmaci in cui quel cambio conviene tenerlo d'occhio.

In sintesi

  • Un equivalente (il termine italiano per "generico") contiene lo stesso principio attivo, allo stesso dosaggio della marca originale, e deve dimostrare la bioequivalenza: rilascia quel principio attivo nel sangue a una velocità e in una quantità comparabili.
  • La bioequivalenza è una prova statistica, non la promessa di essere identico. L'intervallo accettato (80–125%) riguarda il confronto tra le esposizioni medie, non significa che la compressa possa contenere il 20% di farmaco in più o in meno.
  • Gli eccipienti — riempitivi, leganti, coloranti, rivestimenti — non devono coincidere. Possono cambiare come la compressa si disgrega, come viene tollerata o se qualcuno reagisce a un colorante o al lattosio.
  • In farmacia le danno quello a prezzo più basso del suo gruppo (la Lista di trasparenza AIFA): per questo la marca cambia da una volta all'altra. È il sistema del prezzo di riferimento, non un capriccio.
  • Per la maggior parte dei farmaci la differenza è irrilevante. Conta in un piccolo gruppo di farmaci a ristretto margine terapeutico, e proprio per questo il medico può indicarli come non sostituibili.

Che cos'è un equivalente e chi lo approva

Un equivalente è un medicinale con lo stesso principio attivo e lo stesso dosaggio di un originale già autorizzato, commercializzato dopo la scadenza del brevetto di quest'ultimo, che ha dimostrato di essergli equivalente. In Italia l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ne autorizza l'immissione in commercio e lo inserisce nelle Liste di trasparenza, che raggruppano i medicinali con stesso principio attivo, dosaggio e forma.

Il termine tecnico è "medicinale equivalente": ha sostituito nel linguaggio ufficiale la vecchia dicitura "generico", che molti percepivano — a torto — come sinonimo di qualità inferiore. La sostanza attiva è la stessa; a cambiare sono il nome, il prezzo e alcuni componenti non attivi.

Cosa garantisce davvero la bioequivalenza (e cosa no)

Prima di essere approvato, un equivalente deve superare uno studio di bioequivalenza: si somministra a un gruppo di volontari sani l'equivalente e l'originale e si confrontano due parametri nel sangue — la quantità totale di farmaco assorbita (AUC) e la concentrazione massima raggiunta (Cmax).

Il criterio richiesto dall'EMA è che l'intervallo di confidenza al 90% del rapporto tra i due prodotti resti tra 80% e 125%. Questo intervallo è la fonte del malinteso più diffuso: non vuol dire che una compressa possa avere il 20% di principio attivo in meno. Riguarda il confronto tra i valori medi di esposizione, con un margine statistico stretto; la quantità di principio attivo nella compressa è invece controllata entro limiti molto più rigorosi, identici a quelli dell'originale.

Cosa la bioequivalenza non garantisce: che la compressa sia identica in tutto. Non lo è, e non deve esserlo.

Perché una confezione nuova "mi sembra diversa"?

La risposta sta quasi sempre negli eccipienti: le sostanze non attive che danno forma alla compressa — riempitivi, leganti, coloranti, conservanti, rivestimenti. La legge non impone che siano gli stessi dell'originale, e spesso non lo sono.

Nella maggior parte dei casi non cambia nulla di percepibile. Ma un eccipiente diverso può alterare la velocità con cui la compressa si disgrega, l'aspetto o il sapore, e in alcune persone può contare davvero: chi è intollerante al lattosio, chi reagisce a un colorante come la tartrazina, chi ha la celiachia e deve verificare l'assenza di glutine. Se un cambio di marca si accompagna a un effetto nuovo, l'eccipiente è la prima cosa da controllare con il farmacista, non il principio attivo.

Prezzo di riferimento: perché in farmacia le cambiano l'equivalente

Per ogni gruppo di equivalenti, il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa fino a un tetto, il prezzo di riferimento. Se sceglie un prodotto che costa di più — di solito la marca originale — la differenza la paga di tasca sua. In farmacia, salvo diversa indicazione del medico, le viene proposto il prodotto a prezzo più basso disponibile in quel momento: ecco perché la scatola può cambiare aspetto quasi a ogni ricetta.

Non è una svista né un ripiego: è il meccanismo con cui il sistema contiene la spesa lasciando invariato il principio attivo.

Quando il farmacista può sostituire un farmaco e quando no

Il farmacista può sostituire l'originale con un equivalente dello stesso gruppo, informandola. Non può farlo quando il medico ha scritto sulla ricetta la clausola di non sostituibilità, motivandola clinicamente. Quella clausola è pensata proprio per i pochi farmaci in cui un cambio va gestito con attenzione (vedi sotto). Lei può sempre chiedere di mantenere la stessa marca, mettendo in conto l'eventuale differenza di prezzo.

Perché in Italia si usano ancora così pochi equivalenti

Qui c'è un dato che sorprende molti. Gli equivalenti coprono circa il 44% del mercato dei farmaci a brevetto scaduto, contro una media europea intorno al 51% e punte del 60% in paesi come il Regno Unito: l'Italia è tra gli ultimi in Europa. E la diffidenza ha un costo misurabile: nel 2023 gli italiani hanno speso di tasca propria circa un miliardo di euro nella differenza di prezzo, pur avendo a disposizione l'equivalente rimborsato.

Il divario è anche geografico: al Sud il ricorso agli equivalenti si ferma intorno al 19–21% (Calabria, Campania, Sicilia), mentre in Lombardia e a Trento supera il 43%. La barriera, in altre parole, non è la qualità del farmaco — è la fiducia. Ed è esattamente il vuoto che una spiegazione onesta, come questa, prova a colmare.

I pochi casi in cui conviene sorvegliare un cambio

Per la grande maggioranza dei farmaci la sostituzione è irrilevante. Conta per i farmaci a ristretto margine terapeutico, in cui la distanza tra la dose efficace e quella tossica è piccola e una minima variazione di assorbimento può spostare l'effetto:

  • la levotiroxina per la tiroide, sensibile anche a differenze di formulazione;
  • il warfarin e gli altri anticoagulanti orali di vecchia generazione, dove si controlla l'INR;
  • alcuni antiepilettici (come fenitoina e carbamazepina), in cui la stabilità dei livelli conta;
  • la ciclosporina e gli altri immunosoppressori dopo un trapianto.

In questi casi non c'è nulla di sbagliato nell'equivalente: semplicemente, se si cambia marca conviene farlo con il medico e, dove previsto, ricontrollare i valori. È la ragione per cui la legge consente al medico di dichiararli non sostituibili.

Generici di marca: l'alternativa che trova su Farmacia Vesuvio

Su Farmacia Vesuvio i prodotti che elenchiamo sono generici di marca: equivalenti prodotti da aziende riconosciute — molte delle quali marche indiane affermate — che contengono lo stesso principio attivo delle grandi marche originali. Il nome commerciale cambia; la molecola no. Le nostre pagine dei principi attivi le permettono di confrontare le opzioni disponibili in base a ciò che un farmaco è davvero, non in base al nome sulla scatola.

Miti frequenti

  • "L'equivalente è meno efficace." Falso: stesso principio attivo, stesso dosaggio, bioequivalenza dimostrata.
  • "Contiene meno farmaco." Falso: l'intervallo 80–125% riguarda il confronto statistico delle esposizioni medie, non la quantità nella compressa, che è controllata come nell'originale.
  • "Se cambia la scatola, cambia la cura." No: cambia il produttore a prezzo più basso; il principio attivo resta identico. Se avverte qualcosa di nuovo, sospetti un eccipiente, non la molecola.

Questa pagina è a scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico o di un farmacista che conosca la Sua storia clinica.

Fonti

  1. Medicinali equivalenti — cosa sono e Liste di trasparenza — AIFA
  2. Rapporto OsMed — L'uso dei farmaci in Italia — AIFA
  3. Uso dei farmaci in Italia nel 2023: terz'ultimi in Europa sugli equivalenti — Egualia
  4. Investigating Bioequivalence — linea guida sugli studi di bioequivalenza — EMA
Pubblicato il 6 luglio 2026 · Aggiornato il 6 luglio 2026